LA VITA

L’esploratore piemontese Giacomo Bove nacque a Maranzana, piccolo paese del Monferrato Astigiano il 23 Aprile 1852. I suoi genitori: Francesco Bove e Antonia Garbarino, erano contadini, proprietari di vigneti. In quel periodo il territorio italiano era ancora suddiviso in piccoli stati sotto il dominio dell’Austria, del Papa e dei Savoia ma stavano scoppiando le guerre che l’avrebbero portato all’unità ed all’indipendenza. L’Italia iniziava il suo “Risorgimento”. In Piemonte l’agricoltura venne agevolata grazie alla politica di potenziamento dello sviluppo economico del ministro Camillo Benso conte di Cavour. La famiglia Bove produceva e vendeva vino. Giacomo era il primogenito di cinque fratelli: Giuseppe, Rosa, Isabella e Maria. Dopo aver frequentato a Maranzana e ad Acqui Terme le scuole primarie, manifestò il desiderio di continuare gli studi. Venne messo in collegio a Genova, la città di Mazzini. Là vide per la prima volta il mare; quel mare testimone della partenza di Garibaldi con i suoi mille per amore dell’Italia . Decise di frequentare l’Accademia Navale. I genitori acconsentirono e riuscirono ad iscriverlo, nonostante le sue origini contadine, a patto di rifornire le mense degli ufficiali con il buon vino delle loro vigne per tutto il ciclo degli studi. Diplomato con onore  gli venne offerto di partecipare come guardiamarina sulla nave Governolo

 Al ritorno trascorse un periodo di vacanza a Maranzana poi ritornò alla base di La Spezia e da lì venne mandato a Napoli in arsenale. Fece servizio alle torpedini. Nel mese di febbraio del 1875 fece domanda per partecipare alla spedizione inglese per l’ esplorazione della regione polare Artica al comando del capitano Nares con le navi Alert e Discovery. Il governo inglese però non aveva richiesto ufficiali della Marina Italiana. Nel 1876 fece anche domanda per partecipare alla spedizione nello “Scioa”. Era una spedizione di soccorso agli esploratori della spedizione del marchese Antinori nella zona dei grandi laghi equatoriali; essa si era rivelata piena di pericoli e difficoltà perciò bisognava andare in Etiopia in loro aiuto. Anche questa richiesta di Bove non ebbe riscontri positivi. Il 24 settembre 1876 saliva al grado di Sottotenente di Vascello.

 Nell’ Aprile del 1877 fu inviato nello stretto di Messina sulla nave Washington per studiare le correnti marine. Si specializzò in questo studio inventando persino una “scala di marea” ovvero uno “scandaglio” utile alle misurazioni idrografiche. Tutti i dati da lui raccolti furono pubblicati sugli Annali idrologici di quel periodo.

Mentre si trovava a Messina, fece domanda per partecipare alla spedizione che lo scienziato ed esploratore scandinavo A. E. Nordenskjold stava organizzando per la ricerca del PAASSAGGIO DI NORD-EST, attraverso il Mar Glciale Artico, dall’Atlantico alPacifico. Forse proprio grazie ai suoi studi sulle correnti marine, Giacomo Bove fu scelto tra tutti gli italiani che avevano inoltrato la stessa richiesta. Sarebbe stato l’IDROGRAFO della spedizione.  

Al termine   della  vittoriosa edizione( 1878—1879), rientrò a Maranzana per riposarsi e ritrovare la famiglia poi si dedicò alla preparazione di un progetto TUTTO ITALIANO per l’esplorazione delle REGIONI ANTARTICHE  

Il grandioso progetto, accolto molto favorevolmente in un primo tempo, fu poi accantonato per il costo, giudicato troppo elevato in quegli anni di gravi problemi del ”dopo unità d’Italia”.  

Ebbe però risvolti positivi solo oltre confine. L’ARGENTINA infatti, presa in considerazione la “proposta dell’esplorazione antartica”, invitò GIACOMO BOVE a BUENOS AIRES per esporre a voce il progetto e, capiti i grandissimi vantaggi ottenibili, appoggiò, con alcune modifiche, l’impresa. Tornato dal viaggio, Giacomo ricevette dal RE di DANIMARCA, CRISTIANO IX la solenne onorificenza di “CAVALIERE DELL’ ORDINE DI DANEBROG”  e anche Maranzana che già lo aveva festeggiato e omaggiato di una MEDAGLIA D’ ORO, il 20 giugno 1880 festeggiò la sua promozione a TENENTE di VASCELLO donandogli una PERGAMENA. Il 7 giugno 1881 sposava LUISA BRUZZONE vedova JAWORKA ed il 3 settembre, sulla nave Europa, partì per l’ARGENTINA.  L’esplorazione durò sino alla fine dell’estate del 1882 poi dovette essere interrotta a causa del naufragio della “S. JOSE”. Il 6 Ottobre 1882 durante una serata d’onore organizzata dal GOVERNO e dalla SOCIETA’ GEOGRAFICA ARGENTINA per celebrare l’impresa, il Ministro degli interni,a nome del PRESIDENTE della REPUBBLICA ARGENTINA e della NAZIONE, gli consegnò una MEDAGLIA d’ORO. Tornato in Patria, progettò una nuova spedizione avente come scopo il completamento degli studi intrapresi nel viaggio appena concluso.

 La SOCIETA’ GEOGRAFICA ITALIANA, questa volta patrocinò l’impresa, concorrendo alla formazione del fondo necessario e cercando di coinvolgere il GOVERNO. Anche questa volta l’ARGENTINA, tramite la società LOYD ARGENTINO di Buenos Aires, offrì, direttamente a G. BOVE, la possibilità di utilizzare per la spedizione una lancia a vapore. Ringraziando tutti, GIACOMO partì da Genova il 3 LUGLIO 1883  sul vapore “SUD AMERICA”.  Tornò in Italia nel 1884, con 25 grandi casse di raccolte antropologiche, zoologiche, botaniche, etnografiche ecc….

Ebbe anche come compagno di viaggio, per un periodo, EDMONDO DE AMICIS. La notizia di questa ulteriore esplorazione, fece clamore nel mondo intero.

BOVE la considerò un passo in più verso la meta che si prefiggeva : RAGGIUNGERE L’ANTARTIDE. Questo viaggio fu raccontato da BOVE stesso in un libro: ”NOTE DI UN VIAGGIO NELLE  MISSIONES  ED ALTO PARANA’ “.

 Tornato in Italia, Bove riprese a promuovere il progetto della spedizione antartica ma anche in  ITALIA, andava aumentando sempre più l’interesse per l’AFRICA e più specificatamente per il Congo. Il marinaio, avvezzo alle acque tempestose dei mari, accettò l’incarico di scandagliare il bacino del Congo. Dopo circa 10 mesi, nel settembre del 1986, rientra in Italia con gravi problemi di salute.

E’ l’inizio del suo declino fisico e mentale.

 “…affranto dalla febbre e dalla noia….” come  ebbe a dire lui, lascia la Marina Militare ed accetta la direzione di una società di navigazione  “LA VELOCE” di Genova. L’alternarsi di febbre e di dolori prese il sopravvento per cui, convinto  di esser giunto ad un traguardo irreversibile, il 9 agosto del 1887 pone fine alle sue lancinanti sofferenze.